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Egnazia il parco archeologico

ORARI DI APERTURA tutti i giorni escluso 1 gen./1 mag./25 dic.
MUSEO8.30 - 19.30 (Biglietteria 8.30 - 19.00)
PARCO ARCHEOLOGICOaprile/settembre 8.30 - 19.15 (biglietteria 8.30 - 18.15)
ottobre 8.30 - 18.00 (biglietteria 8.30 - 17.00)
novembre/Febbraio 8.30 - 16.30 (biglietteria 8.30 - 15.30)
marzo 8.30 - 17.30 (biglietteria 8.30 - 16.30)
COSTI BIGLIETTOvisita museo e parco € 6,00
ingresso libero la prima domenica del mese
gratuità e agevolazioni come da normativa vigente
servizio visite guidate su prenotazioni tel. 080 4829742 - NOVA APULIA Soc. Cons. a r.l.

 

La storia della cittàScarne notizie su Egnazia (Gnathia) ci sono fornite, fra gli altri, dal geografo greco Strabone, alla fine del I secolo a.C., e dal poeta latino Orazio, che vi passò nel 38 a.C., in occasione di un suo viaggio famoso da Roma a Brindisi (Satire I. 5). Dagli antichi autori, così come dalle più tarde fonti itinerarie, siamo informati quasi soltanto della posizione di Egnazia; sul mare, al confine tra la Peucezia (terra di Bari) e la Messapia (attuale Salento), a metà strada fra Bari e Brindisi lungo quello che già in antico era uno degli assi viari della regione.
La più antica presenza umana nella zona risale alla tarda età del bronzo (XV-XII secolo a.C.), rappresentata da gruppi di capanne sparsi lungo la costa ma anche all’interno. La parte più fitta e più duratura dell’insediamento, difesa da un muraglione di pietrame almeno dal lato di terra, si estendeva su quella piccola penisola destinata a trasformarsi col tempo in una collinetta (acropoli) proprio per il successivo stratificarsi delle costruzioni.
Alla fase “messapica”, forse già a partire dalla fine del V secolo a.C., risale l’impianto delle mura, lunghe quasi due chilometri, che proteggevano a semicerchio la città dalla parte di terra, mentre una loro estensione lungo la costa pare che sia stata realizzata solo a nord dell’acropoli. La cerchia muraria, evidentemete costruita in un ampio arco di tempo e più volte a tratti rifatta o rafforzata, presenta un aspetto difforme, pur nella costanza della tecnica a blocchi squadrati. All’angolo nord, quello meglio noto e l’unico conservato fino all’altezza originaria di sette metri, si riconoscono due fasi nettamente distinte, con quella più tarda che ha inglobato il preesistente fossato.
Tombe preromane si trovavano anche all’interno della cerchia muraria, ma è al di là di essa che si estendevano le vere e proprie necropoli messapiche, dove pure si continuò a seppellire con riti diversi per secoli (necropoli occidentale).
Fu proprio a seguito della scoperta, nel secolo scorso, dei ricchi corredi di tali tombe messapiche che fu detta convenzionalmente “ceramica di Egnazia” (definizione ormai in uso internazionale) una categoria di vasi prodotti, in realtà, in vari centri della Puglia tra la metà del IV secolo a.C. e i primi decenni del successivo; vasi caratterizzati dalla decorazione sovraddipinta in bianco, giallo e rosso sulla vernice nera e dai motivi di prevalente ispirazione vegetale. All’incirca allo stesso periodo si riferirà la sistemazione di gusto ellenistico data all’area ai piedi dell’acropoli, dove si riconosce, al di sotto degli edifici più recenti, tutto un sistema di portici che dovevano affacciarsi su una grande piazza irregolare (agorà).
Nella stessa zona è il centro monumentale della città formatasi successivamente alla romanizzazione (un riferimento cronologico è rappresentato dalla deduzione, nel 244 a.C., della non lontana colonia latina di Brindisi): la basilica civile, il sacello delle divinità orientali, il cosiddetto anfiteatro, il foro; mentre i quartieri di abitazione, con strutture produttive e forse annonarie come una fornace e un probabile deposito sotterraneo di cereali (criptoportico), si sviluppano dall’altra parte della via Traiana.

MuseoCostruito fuori dalle antiche mura, è in fase di allestimento. Vi è comunque ospitata una mostra didattica permanente che serve da introduzione alla storia e alla topografia della città, comprendente anche una scelta di mosaici e frammenti architettonici dall’abitato e di elementi di corredo dalle necropoli. Dal piano inferiore, in parte destinato alle esposizioni temporanee, si accede a un ipogeo messapico costituito da un vestibolo, originariamente a cielo aperto, e dalla cella funeraria dipinta con motivi architettonici e vegetali (ramo di edera, melagrane) e chiusa da una eccezionale porta a due battenti monolitici.

Necropoli occidentaleQuesto tratto delle estese necropoli di Egnazia si è inserito, a partire dalla metà del IV secolo a.C., in un’area con preesistenti cave di blocchi servite da due tracciati stradali paralleli. Le tombe messapiche sono a fossa (o a pseudosarcofago), per lo più riunite a gruppi al fondo di più ampie controfosse, a semicamera o a camera; quelle degli ultimi due tipi sono spesso intonacate e dipinte. Nel I secolo d.C. le aree di cava furono occupate da una necropoli a incinerazione, mentre nel III-IV sec. d.C. le residue porzioni libere di roccia accolsero nuove fosse per inumazioni.

Basilica paleocristiana episcopale e BattisteroGrande edificio a tre navate, con una sola abside sporgente dal muro di fondo di quella maggiore e con i tre ingressi preceduti da un portico (nartece); solo la parte destra conservava tratti del mosaico pavimentale a grosse tessere (ora nel Museo) articolato in riquadri con decorazione diversa e annerito dall’incendio che distrusse l’alzato.
Nel maggiore di una serie di ambienti a sinistra della basilica, pavimentato con mattoni quadrati, sono le vasche in cui si amministrava il battesimo per immersione. L’insieme sembra sviluppatosi al di sopra di una preesistente lavanderia (fullonica), cui si riferiscono altre vasche ed una grande cisterna.

Basilica paleocristiana meridionaleDi pianta simile a quella episcopale ma di minori dimensioni, con l’unica abside che ha invaso la sede della cosiddetta via delle basiliche. Si sovrappose ad un precedente edificio di culto, da cui proviene un fine mosaico a decorazione geometrica policroma (temporaneamente nel Museo).

ForoPiazza di forma trapezoidale (scavata solo per metà), pavimentata con lastre di tufo e circondata da una canaletta per il deflusso delle acque piovane e da un portico di ordine dorico (elementi del fregio a metope lisce e triglifi sono poggiati sul basolato dalla parte dell’anfiteatro); verso l’acropopoli si conservano resti di una tribuna oratoria (suggestum) e di una base onoraria, mentre l’originaria presenza di altri monumenti è suggerita dalle impronte riconoscibili sul basolato. Un passaggio lastricato, ad uso pedonale, collega il foro alla via Traiana. Di recente, si è ipotizzato che questa piazza, databile comunque al I sec. a.C., non costituisse il vero e proprio forum della città romana, che sarebbe invece da ricercare a sud-est della basilica civile.

AnfiteatroTale denominazione è del tutto convenzionale, ove si consideri la posizione troppo centrale del monumento, le sue ridotte dimensioni e la mancanza di elementi come le gradinate o i sotterranei, essenziali in un edificio per spettacoli.
Trattandosi più che altro di un recinto, con un ingresso maggiore ed uno secondario su ciascuno dei lati lunghi, è invece molto probabile che rappresentasse una piazza sussidiaria al foro, con funzioni specializzate (mercato?) e non del tutto compatibili con quelle civili e politiche dell’altra.

Via Traiana e SacelloCostituisce il tratto urbano in un’arteria di grande comunicazione (si notino i solchi lasciati dai carri), pavimentata con basole poligonali di calcare e fornita di paracarri della stessa pietra, più numerosi in corrispondenza delle curve. La via fu sistemata dall’imperatore Traiano rimodernando probabilmente, in questa parte della Puglia, il tracciato della più antica via Minucia, quella percorsa dal poeta Orazio nel 38 a.C.
Sacello: la sua destinazione come luogo di culto si deduce dalla presenza di un rialzo, per un altare o per una statua, contro la parete di fondo; del prezioso pavimento a lastre marmoree restano solo le impronte. Risale, con le strutture circostanti, ad epoca romano-imperiale.

Sacello delle divinità orientaliOccupò, verso la metà del II sec. d.C., la porzione terminale verso l’acropoli di un lungo portico a forma di “L”, che delimitava verso sud-ovest la grande piazza preesistente alla creazione del foro e dell’anfiteatro. Al centro vi è un basamento con iscrizione dedicatoria latina sulla fronte e strumenti musicali (due flauti,un timpano, un cembalo) scolpiti sulle altre facce. La pratica di culti orientali è attestata sia dalla dedica (alla Magna Mater Cibele e alla dea Siria) che dalla testa classicheggiante di Attis rinvenuta nelle vicinanze (ora al Museo).

Basilica civile ed Aula delle tre GrazieEdificio pubblico per riunioni, in cui si amministrava la giustizia e si trattavano gli affari. A pianta rettangolare con un quadriportico interno di 4 x 8 colonne, aveva il prospetto principale e gli ingressi in corrispondenza del lato lungo a sud-est. Dal lato dell’acropoli, comunica con una vasta sala pavimentata a mosaico (in parte sotto la strada moderna), che aveva un tondo con la raffigurazione delle tre Grazie al centro di un motivo a squame (ora al Museo).
L’impianto della basilica risale all’età augustea, con un successivo rifacimento databile, come lo stesso mosaico delle Grazie, tra la fine del III e il IV secolo d.C. ed una probabile ultima trasformazione in chiesa cristiana.

Fornace romana e tombe messapicheA pianta corcolare con corridoio di accesso (praefurnium), la fornace serviva probabilmente per la cottura di grandi recipienti di argilla. Essa risulta costruita al di sopra di una tomba a fossa con l’iscrizione messapica TABAPA (‘sacerdotessa’) su uno dei lastroni di copertura, mentre altre due tombe ricadono in un ambiente contiguo verso la via lastricata ed altre ancora si riconoscono al di sotto delle abitazioni a sud del foro. In tutti i casi, però, la sovrapposizione è del tutto casuale, in quanto le tombe si riferiscono a tempi in cui queste parti della città non erano ancora organizzate, come poi in epoca romana, secondo un tessuto continuo, ma le case si alternavano agli spazi liberi e questi erano destinati anche alle sepolture, con i loro corredi spesso ricchi di ceramiche e di terrecotte figurate.

CriptoporticoStruttura sotterranea a quattro bracci di lunghezza diversa, in piccola parte scavata nella roccia e per il resto costruita in tecnica cementizia, coperta a botte e intonacata; sui lati interni dei bracci, a distanza regolare, vi sono delle aperture strombate in basso; due coppie di ingressi, modificati nel tempo, si aprono ai due estremi del lato maggiore. Non essendo conosciute le strutture che lo sormontavano, può essere spiegato o come semplice ambulacro coperto o come deposito per cereali (horreum).

L'acropoliPiccola collina tutta artificiale, formatasi tra il XV secolo a.C. e almeno il IX d.C.
Particolarmente felice la sua posizione fra due insenature, che avranno sia agevolato la difesa dell’insediamento protostorico, sia consentito il riparo e l’alaggio delle imbarcazioni; l’insenatura settentrionale, anzi, fu trasformata in un piccolo porto artificiale in epoca romana. Guardando verso Monopoli, spicca in tutta la sua imponenza il cosiddetto muraglione, ovvero il tratto meglio conservato delle antiche mura, il cui percorso a semicerchio è possibile riconoscere seguendo sia le casette rurali che vi sono addossate, sia la comparsa della vegetazione arborea oltre la cinta. Sul pianoro dell’acropoli, invece, sono le fondazioni di un tempio di epoca ellenistica, mentre dal lato di terra si eleva una fortificazione di epoca tarda, che fa perno su un recinto bastionato nell’angolo sud-orientale.

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